Emozioni? Piuttosto l'apatia

Che io riesca a diventare del tutto apatico, del tutto certo che ogni accadimento sia provvidenziale e quindi da accogliere serenamente. Già lo sono parecchio eppure qualcosa ancora mi suscita ira: la parola emozione. Non la tollero nemmeno nelle donne e ho cominciato a farglielo notare perché non t
Che io riesca a diventare del tutto apatico, del tutto certo che ogni accadimento sia provvidenziale e quindi da accogliere serenamente. Già lo sono parecchio eppure qualcosa ancora mi suscita ira: la parola emozione. Non la tollero nemmeno nelle donne e ho cominciato a farglielo notare perché non trovo giusto trattare una donna come un bambino, come un malato, come una persona a cui non si può dire la verità non essendo in grado di capirla o sopportarla. Ma sono gli uomini a farmi infuriare. Da qualche tempo sento pronunciare la parola emozione anche da maschi eterosessuali di mezza età, già fautori della ragione. E per giunta non di fronte a immagini erotiche, cosa che potrei capire (anche se l’eros meriterebbe parole più serie quali brivido, commozione, turbamento), ma di fronte ad antipasti e installazioni. Molti maschi eterosessuali di mezza età anziché farsi l’amante vanno per ristoranti e per mostre, e si sentono autorizzati a emozionarsi come ragazzine. Me lo vengono pure a dire e io sgrano gli occhi, vorrei difendere l’arte e la gastronomia da simili figuri, da simili parametri, vorrei spiegare quello che ho imparato da Vittorino Andreoli, ossia la differenza fra emozione (precaria) e sentimento (durevole), e quello che ho imparato da don Giussani, ossia che l’emozione non giudicata ci approssima alle bestie, e invece taccio per non alzare la voce, per non trascendere, e mi trattengo, e mi torco le mani, e comunque addio apatia.

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