Il lusso è mistico, il rapporto qualità/prezzo squallido relativismo

“Naufragare nella bellezza”. Ringrazio Stefano Zecchi per questa espressione contenuta nel suo ultimo libro, “Il lusso” (Mondadori). Incrociando Leopardi e Baudelaire l’estetologo veneziano descrive perfettamente il mio sogno di sempre.

“Naufragare nella bellezza”. Ringrazio Stefano Zecchi per questa espressione contenuta nel suo ultimo libro, “Il lusso” (Mondadori). Incrociando Leopardi e Baudelaire l’estetologo veneziano descrive perfettamente il mio sogno di sempre, a volte perfino divenuto realtà a dispetto del conto in banca e dell’appartenenza a una religione funestata dagli eretici pauperisti. Io sono un uomo che scrive a Bianca Balti, a Chiara Baschetti, a Federica Felini, a Caterina Ravaglia, e che si aspetta che gli rispondano. Io sono un passeggero che quando sale in macchina sbatte la testa perché immagina di salire su un Range Rover, e invece è una Lancia Lybra. “Chi davvero si lascia sedurre dal lusso non è preda di un bisogno di esibizione”, scrive Zecchi, e infatti è l’esatto contrario, è la voglia di scomparire di chi condivide il fastidio pascaliano per l’Io. “Nell’oggetto di lusso c’è un desiderio di assoluto”. E’ vero, il lusso è mistico, il rapporto qualità/prezzo squallido relativismo.

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