Pentirsi per aver creduto nella teocrazia

Mi pento e mi dolgo di aver creduto nella teocrazia, nel temporalismo. Ho cominciato a pentirmi dopo il nuovo viavai nelle carceri vaticane, per casi in cui al posto della repressione sarebbe bastata un minimo di prevenzione. Mi sono pentito definitivamente quando ho letto il documento di don Luigi
Mi pento e mi dolgo di aver creduto nella teocrazia, nel temporalismo. Ho cominciato a pentirmi dopo il nuovo viavai nelle carceri vaticane, per casi in cui al posto della repressione sarebbe bastata un minimo di prevenzione. Mi sono pentito definitivamente quando ho letto il documento di don Luigi Ciotti contro l’uso del contante. Sostenuto da millecinquento associazioni (millecinquecento), il documento afferma che “la moneta contante aiuta a nascondere le attività economiche agli occhi del governo”. Ecco come da preti cristiani si diventa aguzzini orwelliani: passando dal confessionale al panopticon, affermando che bisogna dare a Cesare (il governo) anche ciò che viene da Dio (la libertà dell’uomo). Secondo Ciotti e i ciottiani il contante favorisce la mafia: la mafia è ancor più certamente favorita dall’aria, l’aria ai mafiosi è indispensabile, senza aria morirebbero asfissiati e non commetterebbero più crimini, l’aria è complice, proibiamo l’aria. Mi pento e mi dolgo di aver creduto che bastasse essere preti per ricevere i doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, scienza, pietà, timor di Dio… Di avere disprezzato Paolo VI per aver definito la fine dello Stato della Chiesa “un evento provvidenziale”. Di aver sognato il Papa Re e i vescovi-conti. Sono pentito, chiedo perdono, non lo farò più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi