San Gennaro e il libro di Paolo Isotta

San Gennaro, davvero come dice Paolo Isotta sei lungariello ma non scurdariello? L’ipercritico musicale in “Altri canti di Marte” (Marsilio) racconta che il suo libro precedente è stato stroncato da un collaboratore della Voce di Romagna: “Se fossi in lui non mi sentirei così tranquillo”.
San Gennaro, davvero come dice Paolo Isotta sei lungariello ma non scurdariello? L’ipercritico musicale in “Altri canti di Marte” (Marsilio) racconta che il suo libro precedente è stato stroncato da un collaboratore della Voce di Romagna: “Se fossi in lui non mi sentirei così tranquillo”. Davvero San Gennaro sei pericoloso verso chi offende i tuoi protetti? Il mio Santo è San Camillo, un infermiere a cui si possono chiedere guarigioni, non certo lesioni. Ma tu sei un martire della Campania infelix, forse hai altre abitudini, non so. Isotta scrive che “se il lettore sarà indulgente San Gennaro lo terrà sotto il paterno manto”. Non oserò pertanto muovere rilievi al libro di liberissime memorie del tuo pupillo, nemmeno quello delle dimensioni (450 pagine!), e invece elogerò uno dei tanti passaggi gustosi. Vi si narra del direttore Francesco Molinari Pradelli che alloggiando in una pensione napoletana “aveva tentato di forzare la porta della stanza di una studentessa con la quale avrebbe voluto aver da fare”. Trovo l’espressione “aver da fare”, specie se messa in relazione al volgare, televisivo “fare sesso”, squisitissima.

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