Un libro per chi vuole andare in Cina (o vuole restare in Italia)

Si legga “My little China girl” di Giuseppe Culicchia (Edt) se si vuole andare a Pechino. Ma anche se si vuole rimanere in Italia. Su Pechino, in questo breve reportage romanzesco, il nostro mago del tormentone (che stavolta riguarda il ristorante, forse inesistente, del Partito comunista cinese) sc
Si legga “My little China girl” di Giuseppe Culicchia (Edt) se si vuole andare a Pechino. Ma anche se si vuole rimanere in Italia. Su Pechino, in questo breve reportage romanzesco, il nostro mago del tormentone (che stavolta riguarda il ristorante, forse inesistente, del Partito comunista cinese) scrive: “Oltre ai miliardi di taxi cinesi ci sono miliardi di macchine cinesi e miliardi di camion cinesi e miliardi di autobus cinesi, per tacere dei pedoni cinesi, che a prima vista mi pare di poter quantificare nell’ordine dei miliardi, ma potrei sbagliarmi per difetto”. E così al lettore passa l’eventuale voglia di andare in Cina. Sull’Italia scrive: “Oggi come oggi i libri seri in Italia non li legge più nessuno, basta dare un’occhiata alle classifiche. Del resto noi italiani non siamo seri. Non siamo un popolo serio. E’ una cosa comprovata dalla Storia. Per dire: i tedeschi nell’ultima guerra hanno tenuto duro sotto le bombe per anni. Berlino è stata distrutta al novanta per cento. A noi è bastato un bombardamento su Roma: dopodiché non vedevamo l’ora di raccogliere le gomme da masticare lanciateci dai Liberatori”. E così al lettore passa l’eventuale voglia di stimare i propri connazionali.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi