L'assoluzione ai tempi del "mi piace"

Che non sia come la vedo io. Sospeso tra un documento vescovile ambiguo e pertanto maligno (vedi Matteo 5,37) e un documento pontificio che non c’è, io la vedo che i vescovi al sinodo hanno cercato di sostituire al giudizio di Dio il pregiudizio clericale. Io del pregiudizio clericale non so che far

Che non sia come la vedo io. Sospeso tra un documento vescovile ambiguo e pertanto maligno (vedi Matteo 5,37) e un documento pontificio che non c’è, io la vedo che i vescovi al sinodo hanno cercato di sostituire al giudizio di Dio il pregiudizio clericale. Io del pregiudizio clericale non so che farmene: anche fosse favorevole, non mi serve a niente. A me di quello che il vescovo di Parma personalmente pensa dei miei peccati non me ne può fregare di meno. Lui, Enrico Solmi, kasperiano padano, dice che la Chiesa non deve giudicare. Mentre io pretendo che un confessore mi giudichi: se non mi mostra il mio errore come potrò prenderne coscienza e liberarmene? Al sinodo la maggioranza dei vescovi ha pensato di poter fare carriera sulle spalle dei peccatori. Il “discernimento caso per caso” è precisamente questo: potere al clero, arbitrio assoluto e al contempo assoluta sudditanza al mondo. Perché se il confessore non si basa sulla parola di Dio inevitabilmente si baserà su quello che ha letto sul giornale, visto alla tivù, ascoltato alla radio. Che non sia come la vedo io ma io la vedo che le assoluzioni sempre più andranno al ritmo dei “mi piace”.

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