"Meglio il cancro incerto dei salumi che il diabete certo dell'Oms"

Sono a Milano al Caffé Taveggia e sto mangiando tartine imburrate al prosciutto. Mi piacciono così tanto che voglio fare un dispetto all’Oms e un piacere a Philippe Léveillé, il cuoco bretone che firma “La mia vita al burro” (Giunti) e al nutrizionista Mauro Defendente Febbrari che ne firma la postfazione.
"Meglio il cancro incerto dei salumi che il diabete certo dell'Oms"
Sono a Milano al Caffé Taveggia e sto mangiando tartine imburrate al prosciutto. Mi piacciono così tanto che voglio fare un dispetto all’Oms e un piacere a Philippe Léveillé, il cuoco bretone che firma “La mia vita al burro” (Giunti) e al nutrizionista Mauro Defendente Febbrari che ne firma la postfazione, elogiandoli con vigore. Innanzitutto lo scienziato, affermante che i grassi non sono la prima causa delle malattie cardiache. Che i vegetariani hanno gli stessi livelli di colesterolo di chi consuma burro e carne. Anche carne rossa? Certo, anche carne rossa. “Non esiste una relazione diretta, fondata su una base solidamente scientifica, tra il consumo alimentare di colesterolo e la colesterolemia”. E “i maggiori aumenti del colesterolo nel sangue si verificano dopo aver assunto una quantità eccessiva di carboidrati, non di grassi”. Come diceva Filippo Tommaso Marinetti, causa di molti mali d’Italia è la pastasciutta, ossia la dieta mediterranea tanto auspicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Le recenti ricerche internazionali suggeriscono che un’alimentazione troppo povera di grassi saturi produce l’effetto contrario a quello auspicato, con un aumento della resistenza all’insulina e un maggior rischio di diabete”. Siccome preferisco il cancro incerto dei goduriosi salumi al diabete certo del virtuoso Oms, prego la cameriera di portarmi qualche altra tartina.

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