Morire in piedi

Da membro di un popolo tradizionalmente imbelle, ammiro i popoli capaci di risposte militari. Senza entrare nel merito del conflitto israelo-palestinese (siccome “nessuno è buono”, Marco 10,18, avranno torto tutti), ammiro Israele ultimo erede della saggezza antico-romana del “Si vis pacem, para bel
Da membro di un popolo tradizionalmente imbelle, ammiro i popoli capaci di risposte militari. Senza entrare nel merito del conflitto israelo-palestinese (siccome “nessuno è buono”, Marco 10,18, avranno torto tutti), ammiro Israele ultimo erede della saggezza antico-romana del “Si vis pacem, para bellum”. E pure certi ebrei italiani come la pittrice Barbara Nahmad che sfidando il pericolo dipinge ed espone quadri francamente sionisti, ambientati nel mondo dei kibbutz: in “On the tank” una nonna osserva i nipotini giocare su un carro armato dismesso… Da membro di un popolo tradizionalmente imbelle, governato da un falso lapiriano che sulla Siria fa il pacifista con la gola degli altri, ammiro Netanyahu che va in televisione a dire: “Non esiterò a usare tutti i mezzi più aggressivi del nostro arsenale per riportare la calma”. Chiaramente dobbiamo morire tutti, ma ammiro chi si organizza per morire in piedi.

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