Contro i cardinali porno, grazie a Gianfranco Ravasi

I cardinali porno sono quelli che abusano della traduzione di Matteo 19,9 per far dire a Cristo la parola “pornéia” che Cristo non ha mai detto. Lo spiega Ravasi nelle pagine 70-71 del suo “Le pietre d’inciampo del Vangelo” (Mondadori), un buon l
Contro i cardinali porno, grazie a Gianfranco Ravasi. I cardinali porno sono quelli che abusano della traduzione di Matteo 19,9 per far dire a Cristo la parola “pornéia” che Cristo non ha mai detto. Lo spiega Ravasi nelle pagine 70-71 del suo “Le pietre d’inciampo del Vangelo” (Mondadori), un buon libro su cui vorrei tornare. Gesù parlava aramaico e Matteo scriveva in greco (antico), da cui varie incomprensioni. Leggendo la Bibbia CEI, Gesù sembra abbia detto che “chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra, commette adulterio”. Ravasi spiega che l’inciso sul concubinato è probabilmente una nota di redazione, un’aggiunta di Matteo. Ma anche se l’inciso fosse stato davvero pronunciato da Gesù, “pornéia” non significa “concubinato” bensì, nel contesto del tempo, “illegittimo, invalido”, e si riferisce soprattutto alle unioni incestuose, ovviamente nulle. Quindi i cardinali che come Kasper strumentalizzano una traduzione infelice per introdurre il divorzio cattolico sono cardinali porno: commettono “pornéia” ossia meretricio, vendendo Cristo in cambio dell’applauso del mondo.

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