Udine, capitale della bellezza femminile e della cultura della morte

Sono alla fine dell’Italia, sono a Udine nell’autunno del 2015. Più in là ci sono l’Austria e l’estinzione. Scopro che nella capitale del Friuli hanno dedicato un giardino a Loris Fortuna, mi fa l’effetto di un asilo di Gerusalemme intitolato a Erode.

Sono alla fine dell’Italia, sono a Udine nell’autunno del 2015. Più in là ci sono l’Austria e l’estinzione. Scopro che nella capitale del Friuli hanno dedicato un giardino a Loris Fortuna, mi fa l’effetto di un asilo di Gerusalemme intitolato a Erode. Il politico udinese si è battuto più di ogni altro per introdurre in Italia il divorzio e dopo averlo ottenuto si è impegnato, con malthusiana coerenza, per la soppressione di vite troppo deboli per discuterne (feti, vecchi, malati). A proposito: a Udine è morta Eluana Englaro, la prima disabile italiana uccisa per sentenza. Siccome ha ragione Hannah Arendt (il male è banale), Udine è città molto piacevole, dove abiterei volentieri. Oltre che del Friuli e della cultura della morte, è una capitale della bellezza femminile: mai viste tante donne tanto belle, tanto alte e tanto bionde. Bevono moltissimo, a casa e in osteria, vino bianco, vino rosso e spritz, prima dei pasti, durante i pasti e dopo i pasti, le donne di Udine: forse per consolarsi della gran probabilità di arrivare alla menopausa senza diventare madri. Bevo moltissimo anch’io, a Udine: oltre ai motivi soliti, per dimenticare che la bellezza che vedo è l’ultima.

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