La truffa di quegli scrittori che ambientano le loro opere in epoche che non hanno vissuto

Non ce l'ho soltanto con Claudio Magris. Ce l'ho anche con Marco Missiroli, per dire. Ce l'ho con tutti gli scrittori che ambientano le loro storie in epoche in cui non erano ancora nati, o in cui erano così piccoli da non capirci un accidenti.
Non ce l'ho soltanto con Claudio Magris. Ce l'ho anche con Marco Missiroli, per dire. Ce l'ho con tutti gli scrittori che ambientano le loro storie in epoche in cui non erano ancora nati, o in cui erano così piccoli da non capirci un accidenti. Nei loro libri annuso il furto e la truffa. Il furto nei confronti degli scrittori che in quelle epoche erano vivi e attivi, e che di quelle epoche hanno lasciato testimonianze pagate a caro prezzo, oggi disertate siccome scrittori venuti dopo si sono appropriati di soggetti e fondali. La truffa nei confronti dei lettori a cui si vende come nuovo un prodotto libresco, di seconda o terza mano. Certo, ce l'ho innanzitutto con Claudio Magris: perché è triestino e amando io Trieste fino al pianto (esiste amore senza pianto?) non sopporto che la città di Cergoly e Saba venga rappresentata da un letterato così privo di pensiero e di lingua. Eccolo dunque arrivare in libreria con l'ennesimo titolo parassitario in cui succhia il sangue di una Trieste sconosciuta a lui quanto a me. Che cosa ne sa Magris delle feste nazi a Miramare? E della risiera di San Sabba? Si sarà documentato, certo, ma allora smetta di fare il romanziere, non ci è portato, e si rassegni a fare lo storico. Io se voglio leggere della risiera di San Sabba cerco il libro di qualcuno che alla risiera di San Sabba è stato rinchiuso. Così come se voglio leggere di Auschwitz cerco Primo Levi e non Alessandro Cecchi Paone (sì, anche lui ha scritto un libro su Auschwitz).

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