Requiem per Grom, un sogno alla crema

Requiem per un sogno alla crema. Erano gli ultimi italiani ad avercela fatta, in un tempo in cui non ce la faceva più nessuno: partiti con pochi soldi (32.500 euri a testa) e senza esperienza, hanno edificato subito un piccolo impero di belle gelaterie e gelati buonissimi. Grazie a loro, in questi a
Requiem per un sogno alla crema. Erano gli ultimi italiani ad avercela fatta, in un tempo in cui non ce la faceva più nessuno: partiti con pochi soldi (32.500 euri a testa) e senza esperienza, hanno edificato subito un piccolo impero di belle gelaterie e gelati buonissimi. Grazie a loro, in questi anni amari, ci siamo cullati nell’idea che se fossimo rimasti disoccupati ci saremmo potuti salvare aprendo anche noi una gelateria, o qualcosa di simile. Ora il sogno si è sciolto, Federico Grom e Guido Martinetti hanno venduto alla Unilever. Non mi permetto di giudicarli, leggendo i bilanci ho scoperto che non avevano scelta, che erano oppressi dai debiti perché in Italia troppe tasse e troppe leggi impediscono a chi produce qualità di guadagnare. Anche troppa invidia. Con la loro caduta non è caduta solo una speranza collettiva, è caduto un mio personalissimo criterio di giudizio: quando qualcuno mi parlava male della crema Grom (capitava spesso) sapevo di trovarmi davanti una persona negativa e inutile, interessata al pelo nell’uovo e non all’uovo, una persona che si meritava un cornetto Algida (prodotto appunto dalla Unilever).

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