Alle mostre preferisco le messe. Almeno sino a questa

Per la prima volta nella mia vita ho visto una mostra davanti alla quale inginocchiarsi: “Amos Nattini. Pittore di altri mondi”, Palazzo della Pilotta, Parma.

Alle mostre preferisco le messe, liturgie più ragionevoli, ma per la prima volta nella mia vita ho visto una mostra davanti alla quale inginocchiarsi: “Amos Nattini. Pittore di altri mondi”, Palazzo della Pilotta, Parma. Non per l’artista, pittore novecentesco reazionario e visionario, con una certa propensione per le donne nude, ma per il collezionista che ha voluto la mostra, protagonista di una storia che sembra un racconto di Natale. C’era una volta un padre che innamoratosi dei quadri di un pittore decise di comprarli tutti o quasi tutti. In seguito questo padre ebbe un rovescio di fortuna e si trovò costretto a venderli. Anni dopo il figlio, divenuto imprenditore di successo, si volle anche lui collezionista e cominciò a ricomprare quei quadri presso antiquari e galleristi. Oggi, con la presente mostra, il figlio restituisce la collezione perduta al padre ormai novantaquattrenne. Il figlio si chiama Giampaolo, il padre si chiama Pietro, tutti e due si chiamano Cagnin, e la loro è la storia più bella in cui mi sia imbattuto aggirandomi nel sordido e stupido mondo dell’arte. Che qualcuno ne tragga un libro, o un film, o un’omelia sulla bellezza del quarto comandamento.

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