Le radio si fottano

Avevo finalmente trovato un barbiere (i barbieri sono rarissimi: sono frequenti invece gli hair stylist, e io in un negozio con scritto in vetrina hair stylist non entro, e frequentissimi i parrucchieri, e io non sono una femmina né un indifferenziato) ma ho dovuto lasciarlo: da
Le radio si fottano. Avevo finalmente trovato un barbiere (i barbieri sono rarissimi: sono frequenti invece gli hair stylist, e io in un negozio con scritto in vetrina hair stylist non entro, e frequentissimi i parrucchieri, e io non sono una femmina né un indifferenziato) ma ho dovuto lasciarlo: dall’inizio alla fine del taglio mi infliggeva l’ascolto della radio. Non ho mai capito di che radio si trattasse, sarà stata Rtl o Rds o un’altra di quelle sigle coi conduttori che si chiamano Max o Alex o Nikki o Rudy o Giusy, le radione per il popolone bue, o very normal people, come lo chiamano loro, le trasmissioni con gli oroscopi pagani e le notizie, o news, come le chiamano loro, ma soprattutto con chiacchiere, tante chiacchiere che mai nemmeno per sbaglio contengono una goccia di verità o di bellezza, tutto un parlare ovino, gregario, beatamente scollegato da ogni forma di pensiero, e quindi mentre il barbiere mi tagliava i capelli sentivo andarsene non la forza (non sono Sansone) bensì l’intelligenza. E a me l’intelligenza serve. Ora sono passato alla macchinetta, che è al contempo un risparmio e una perdita, siccome i capelli è impossibile tagliarseli bene da soli. Che le radio si fottano. Che il crollo della pubblicità me le tolga definitivamente dalle orecchie. Cosicché possa tornare dal barbiere.

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