Meglio inquinante che inquinato

Dopo l’ennesimo viaggio ferroviario in una carrozza di prima classe affollata di africani che, mi gioco la camicia su misura, non avevano pagato nemmeno il biglietto di seconda, e grazie ai quali, mentre venivo assordato da orribili favelle e musiche, immaginavo i po
Meglio inquinante che inquinato. Dopo l’ennesimo viaggio ferroviario in una carrozza di prima classe affollata di africani che, mi gioco la camicia su misura, non avevano pagato nemmeno il biglietto di seconda, e grazie ai quali, mentre venivo assordato da orribili favelle e musiche, immaginavo i polmoni invasi dalla tubercolosi, o di essere derubato di contanti e iPad e MacAir, o di morire perché se il controllore fosse entrato lo avrebbero assalito e io mi sarei sentito in dovere di difendere il connazionale ricavandone un coltello in pancia (ma il controllore non si è visto, sui regionali notturni il controllore non si vede mai), ho deciso di comprarmi una macchina. Non il Range Rover che temo di non saper spiegare alla Finanza e, guidatore pessimo, di non saper parcheggiare. Ma comunque una macchina grossa capace di mantenermi alto sui naufragi, esente dall’inquinamento acustico-visivo dei treni imbrattati. Con un motore vecchio e disapprovato da quei parassiti dei certificatori, stipendiati dall’illusione che non si debba più morire. Oppure con un motore nuovo e però truffaldino e libero. Trovassi una Volkswagen Tiguan d’occasione, buono stato, colore scuro, meno di 100.000 chilometri.

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