Il Colosseo è rimasto chiuso qualche ora per assemblea sindacale: embè?

Sappiano i romani cosa significa vivere come gli italiani, ossia in comuni senza un soldo.
Sappiano i romani cosa significa vivere come gli italiani, ossia in comuni senza un soldo. Il Colosseo e altri siti archeologici di Roma sono rimasti chiusi qualche ora per assemblea sindacale: embè? Il Colosseo è lì da duemila anni, ci sarà anche domani e anche domani permetterà ad albergatori e ristoratori della capitale di essere costosi e scortesi e scadenti come sempre. Ci si preoccupi piuttosto di come sono ridotti i musei del resto d’Italia. Dal Veneto alla Puglia io quest’estate ho visto dei gran portoni chiusi: chiusi i musei comunali, perché i comuni non possono più pagare i guardiani, chiusi i musei diocesani, perché le diocesi spendono tutto in misericordia e niente in memoria, chiusi i musei delle fondazioni, perché gli sponsor si sono estinti. A Rimini il museo era aperto ma il personale sembrava, per colore della pelle e conoscenza della lingua, appena sbarcato (forse gli italiani laureati in storia dell’arte pretendono di essere pagati, chissà). Invece a Rovigo un cartello rimandava la riapertura a data da destinarsi. Al culmine di questo viaggio nella mia terra desolata mi sono sentito come Eustachio da Matera, uomo di un secolo antico eppure analogo: “Piango il destino delle città d’Italia, e la rovina del mondo”. Che poi non capisco la smania plebea di visitare il Colosseo, l’anfiteatro romano è un luogo di morte mentre nella pinacoteca rodigina è conservata la Venere del Mabuse, tettine tonde e culo grosso, insomma la vita.

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