Studino la disintermediazione, i vescovi, se vogliono salvare la loro mediazione

Comincino a studiare il fenomeno della disintermediazione, i vescovi. Studino Uber e studino Airbnb, analizzino Amazon, YouTube e TripAdvisor, i vescovi.
Comincino a studiare il fenomeno della disintermediazione, i vescovi. Studino Uber e studino Airbnb, analizzino Amazon, YouTube e TripAdvisor, i vescovi. E capiscano che respingere platealmente noialtri piccoli e bianchi, che insultare chi recita il rosario e ama la Madonna, come ha fatto il capo della Cei, che sputare sugli alpini morti di piombo e di freddo fra il Piave e il Don, come ha fatto il vescovo di Vittorio Veneto (parassita della Grande Guerra fin dal titolo), che umiliare i cattolici oranti per fare spazio ai turisti paganti, come fa l’arcivescovo di Milano (lo ha raccontato, parlando del Duomo, Giannino della Frattina sul Giornale), che sottoporre i residui praticanti a una diuturna, opprimente pedagogia politica, come fanno quasi tutti, avrà come risultato un’ulteriore fuga nella fede soggettiva. Io non tradirò, io non mi alzerò dal banco, io resterò in chiesa fregandomene dell’arroganza clericale, delle omelie col ditino alzato, dei loro vestiti da becchini alla moda anglicana ossia scismatica. Perché in chiesa mi ci ha portato Dio e non saranno gli uomini a spostarmi. Tanti altri però se ne andranno. Studino la disintermediazione, i vescovi, se vogliono salvare la loro mediazione. A meno che il loro obiettivo non sia quello di fare la fine dei proprietari dei negozi di dischi e di libri.

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