Religione senza diritti

Marcello Pera quand’era presidente del Senato non mi suscitava il minimo interesse: strapotere del ruolo pubblico, capace di ridurre a pennacchio qualunque uomo si trovi a rivestirlo. Oggi Pera è tornato a fare il filosofo e il suo “Diritti umani e cristianesimo” pubblicato da Marsilio eccome se mi
Marcello Pera quand’era presidente del Senato non mi suscitava il minimo interesse: strapotere del ruolo pubblico, capace di ridurre a pennacchio qualunque uomo si trovi a rivestirlo. Oggi Pera è tornato a fare il filosofo e il suo “Diritti umani e cristianesimo” pubblicato da Marsilio eccome se mi interessa. Dovrebbe interessare molti la domanda alla base del libro: “Come si combina il dono dei diritti con il peccato irredimibile di cui l’uomo è gravato per aver voluto essere come Dio (si potrebbe anche dire: per aver voluto essere la fonte di tutti i diritti)?”. Non si combina, ovvio. “Se i criteri di caduta e peccato originale sono parti centrali della fede cristiana, allora la cultura dei diritti umani, che proprio tali concetti ripudia, contraddice il cristianesimo”. Dimostrata l’incompatibilità dei diritti con la vera religione, non resta che rassegnarsi ai doveri. Ogni cattolico praticante dovrebbe conoscerli: il mio preferito è amare sé stessi (Matteo 22,39, Marco 12,31, Luca 10,27).

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