Contro Guè Pequeno, rapper seriale senza rispetto per corpo, famiglia e musica

Tu che hai detto “Non vi farete segni di tatuaggio” (Levitico 19,28), aiuta me che vivo in mezzo a un popolo di imbrattati capace di mandare al primo posto di ciò che rimane delle classifiche musicali l’ennesimo tatuato, Guè Pequeno.
Tu che hai detto “Non vi farete segni di tatuaggio” (Levitico 19,28), aiuta me che vivo in mezzo a un popolo di imbrattati capace di mandare al primo posto di ciò che rimane delle classifiche musicali l’ennesimo tatuato, Guè Pequeno, rapper seriale senza rispetto per il suo corpo, per i suoi genitori (all’anagrafe è Cosimo Fini) e per la musica (la sua è di bruttezza, povertà, convenzionalità rare). Questo imitatore di vecchie glorie del rap americano è il protagonista di un video in cui si mostrano culi e si tagliano gole, ottimo per eccitare i maomettani dell’Isis. Aiuta me e aiuta anche Andrea Nardinocchi, nato a Bologna nel 1986, forse pertanto il nuovo Cremonini. Un altro al suo posto avrebbe cambiato, almeno accorciato, il cognome, ma lui non lo ha fatto, non ha violato il quarto comandamento. E ha registrato un disco fresco, estivo, positivo, che ridendo castiga i costumi svelandone il conformismo: “Cosa succede se poi non ti piaccio / io non faccio rap e nemmeno spaccio / ma perché non sono gli anni Settanta / mi devo fare un cazzo di tatuaggio”.

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