Volpi, l'immobilista

Nonostante il nome adespoto, ancor prima di aver finito “Oceano Padano” (Laterza) ho inserito Mirko Volpi nel mio personalissimo pantheon, il mio elenco di maestri.
Nonostante il nome adespoto, ancor prima di aver finito “Oceano Padano” (Laterza) ho inserito Mirko Volpi nel mio personalissimo pantheon, il mio elenco di maestri (ho un elenco di maestri, una lista costantemente aggiornata, con entrate e anche uscite vuoi per decesso vuoi per sopraggiunta indegnità). Perché Volpi è ancor più di un conservatore: è un immobilista. Il suo elogio della Bassa Lombarda e in particolare di Nosadello, frazione di Pandino, diocesi di Lodi, provincia di Cremona, deve qualcosa all’esplicitamente citato Pasolini di “Saluto e augurio”, a un paio di inevitabili geni del luogo, Gianni Brera e Maurizio Milani, e pure a Goncarov. Volpi è troppo intelligente per farsi illusioni, sa che il mare di mais che circonda i suoi paesi non garantisce salvezza: “Anche nelle isole più piccole e disperse, anche sugli scogli semidisabitati, il tempo non è vero che si è fermato. Siamo solo immigrati dal passato”. Tuttavia insiste a essere cattolico e a mangiare carne, a fuggire i viaggi e le vacanze, a detestare gli emotivi, a mettere il burro ovunque. Che l’Oblomov di Nosadello possa continuare a realizzare il suo programma esistenziale e anche politico: “Restare, cambiare poco, tramandare la cassoeula, resistere al secolo”.

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