La resa dell'Europa alla guerra maomettana

I terroristi islamisti che arrivano dal mare per uccidere i turisti nichilisti sono un libro di Houellebecq, chiaro. Ma un po’ anche un libro di Berto: “Enfidaville, 13 maggio 1943. Stamane il comandante ci ha mandato i distintivi M e l’ordine di metterci in camicia nera. Bisogna presentarsi al nemi
I terroristi islamisti che arrivano dal mare per uccidere i turisti nichilisti sono un libro di Houellebecq, chiaro. Ma un po’ anche un libro di Berto: “Enfidaville, 13 maggio 1943. Stamane il comandante ci ha mandato i distintivi M e l’ordine di metterci in camicia nera. Bisogna presentarsi al nemico con proprietà e fierezza”. A pochi chilometri da Susa, Giuseppe Berto il 13 maggio 1943 fieramente si arrese. Lui non era un turista, era un soldato del 6° Battaglione Camicie Nere. Con lui non si arrendeva il fascismo, magari, si arrendeva l’Italia, erede per quanto indegna della Roma civilizzatrice. Pochi anni dopo in Tunisia si arrese anche la Francia e pertanto l’Europa, il continente che oggi, di resa in resa, si arrende all’importazione della guerra civile maomettana: nelle cene di Bruxelles, fra branzini e asparagi (vennero serviti anche durante l’ultima cena del Titanic), i capi delle sue nazioni si accapigliano sulle quote di guerra civile maomettana da importare. Europeisti e solidali sono i disposti a importarne tanta, populisti ed egoisti i disposti a importarne solo un po’. Io non vado a caccia di guai e però ogni mattina davanti allo specchio mi domando: se dovesse succedermi qualcosa (amputazione, decapitazione...), nelle telecamere a circuito chiuso con questa camicia verrò bene?

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