L'Italia di sempre

Mi immergo nell’estate rincuorato, di più, commosso, perché da qualche sera, davanti la birroteca sotto le mie finestre, un gruppo di ragazze canta “La canzone del sole”. Accompagnandosi con la chitarra. Suonano benissimo, cantano benissimo, tutte ricordano tutte le parole di una canzone scritta pri
Mi immergo nell’estate rincuorato, di più, commosso, perché da qualche sera, davanti la birroteca sotto le mie finestre, un gruppo di ragazze canta “La canzone del sole”. Accompagnandosi con la chitarra. Suonano benissimo, cantano benissimo, tutte ricordano tutte le parole di una canzone scritta prima della loro nascita (forse anche prima della nascita di qualche loro madre). Nel 1971 presidente della repubblica era Saragat, presidente del consiglio era Colombo: non si chieda alle ragazze chi erano Saragat e Colombo. Nel ’71 lo Strega venne vinto da Raffaello Brignetti, il Campiello da Gianna Manzini: chi erano costoro non chiedetelo nemmeno a me. Sic transit gloria mundi, ma non tutta la gloria transita, Battisti non transita e allora sono qui a domandarmi che cos’è un classico, che cos’è la tradizione. Richard Millet mi spiega che cosa tradizione non è: “Il rifiuto di ereditare tipico di tutte le barbarie”. Le ragazze sotto la mia finestra hanno accettato l’eredità con gioia e non temono di cantare versi composti in epoca di veemente differenza sessuale: “Dove sei stata, cos’hai fatto mai? / Una donna, donna dimmi / cosa vuol dir sono una donna ormai? / Ma quante braccia ti hanno stretto tu lo sai / per diventar quel che sei”. Mi immergo nell’estate col sorriso sulle labbra, grazie a un gruppo di ragazze che cantano l’estate di sempre, l’Italia di sempre, l’uomo e la donna di sempre. Non sia il canto del cigno.

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