Noodles, Nestlè e altre sgraditi omaggi culinari

Caprotti è meglio della Coop, almeno non è comunista, ma è una quinta colonna pure lui e mi ha fatto arrivare a casa, insieme alla spesa Esselunga, degli invasivi noodles che non mi ero nemmeno sognato di ordinare.
Caprotti è meglio della Coop, almeno non è comunista, ma è una quinta colonna pure lui e mi ha fatto arrivare a casa, insieme alla spesa Esselunga, degli invasivi noodles che non mi ero nemmeno sognato di ordinare. Uno sgradito omaggio. Io, da carnivorista, già guardo con fastidio gli spaghetti italiani, figuriamoci i vermicellini anglo-cinesi firmati Buitoni ossia Nestlé. Avendo ricevuto un’educazione superiore (mia madre, Dio l’abbia in gloria, mi insegnò a mangiare tutto), ho spadellato e mangiato. Sarebbero piaciuti a un maiale ma non ho nessun problema a fare il maiale, l’importante è poi tornare uomini. E non ho nessun patema, fatalista come sono, di fronte a lunghe liste di brutti ingredienti. I miei noodles, con polverine e salsine allegate, erano un ingorgo di zucchero e sale, olio di palma, correttori di acidità, esaltatori di sapidità (innanzitutto glutammato), edulcoranti, emulsionanti, stabilizzanti, antiagglomeranti, coloranti… Ora leggo che le autorità indiane hanno obbligato la Nestlé a distruggere un’enorme partita (27.000 tonnellate) di noodles troppo pieni di glutammato. Si notino, fra le righe, due buone notizie: 1) in India hanno sconfitto la fame quindi l’Ue non ha più ragione di mandarvi 67 milioni di aiuti umanitari l’anno; 2) non solo in Italia, anche nel resto del mondo bastano pochi anni di relativo benessere per diventare dei rammolliti terrorizzati dal cibo.

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