Pagare le tasse e negarsi il futuro

In un giorno di pagamento tasse, leggasi “L’estate infinita” (Bompiani), il nuovo bellissimo romanzo di Edoardo Nesi.
In un giorno di pagamento tasse, leggasi “L’estate infinita” (Bompiani), il nuovo bellissimo romanzo di Edoardo Nesi. Ambientato tra Prato e il Forte nel formidabile decennio 1972-’82, anni di Lucio Battisti e Gloria Gaynor, di Vespe e di Concorde, di Panatta-Bertolucci e Gerulaitis-McEnroe, racconta l’eroica romantica ascesa di una generazione di industriali tessili: “Continuano a indebitarsi per costruire capannoni sempre più grandi dove installare macchinari nuovi e assumere persone e produrre sempre più merce che poi dovranno correre a vendere in giro per il mondo, in un ciclo glorioso e benigno, semplice e azzardato, delicatissimo, nel quale rimangono ben poche risorse per pagare le tasse a uno stato corrotto e lontano, perché se pagassero le tasse – dicono – non potrebbero mai comprarsi tutti i macchinari che comprano e assumere tutte le persone che assumono e crescere quanto crescono”. Leggasi Nesi per il piacere della scrittura e il dolore della realtà: pagare tasse allo Stato significa negare risorse al futuro (roseo solo al tempo del nero).

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