Dai barconi alle pietre su kippah e croci

Una pittrice ebrea, Barbara Nahmad, mi parlava dei suoi nuovi lavori raffiguranti kibbutz, e dovevo trattenere gli sbadigli, cosa me ne frega a me dei kibbutz.

Una pittrice ebrea, Barbara Nahmad, mi parlava dei suoi nuovi lavori raffiguranti kibbutz, e dovevo trattenere gli sbadigli, cosa me ne frega a me dei kibbutz. Poi mi è caduto l'occhio sui barconi e solo un addormentato ossia un italiano medio che innanzitutto sogna l'Expo o la vacanza o la Juventus, se non le tre cose insieme, può pensare cosa me ne frega a me dei barconi. Io so che su ogni barcone ci sono almeno due o tre figuri che fra qualche anno (non fra qualche decennio: fra qualche anno) cominceranno a tirar sassi su chi indossa la kippah, il copricapo giudeo. Esaurite le kippah (le kippah sono poche, si sbrigano in fretta) cominceranno a sfogare le proprie maomettane frustrazioni tirando sassi su chi porta al collo una croce. Quindi su di me (se sarò vivo) e sui miei fratelli in Cristo. Improvvisamente i kibbutz mi sono sembrati molto interessanti.

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