Elogio dei campanilisti

Il campanilismo è l’ultimo rifugio di noi sentimentali. Per questo, anche se di Torino m’importa relativamente
Il campanilismo è l’ultimo rifugio di noi sentimentali. Per questo, anche se di Torino m’importa relativamente (non sono mica di Torino io, sono di Parma, Casalmaggiore, Pescara, Potenza…), mi commuovo leggendo l’ultimo dei campanilisti, o forse il primo dei neo-campanilisti, Giuseppe Culicchia (“Torino è casa nostra”, Laterza). A pagina 38 mi commuovo come se il padre fosse il mio: “Porta Nuova che a me ricorderà sempre mio padre, arrivato ventenne da Marsala nel 1946 per lasciarsi alle spalle un amore impossibile e fare il barbiere in via Saluzzo, dove dormiva nel retrobottega battendo i denti dal freddo, lui che la neve non l’aveva vista mai. Papà caro”. E prego che Dio, secondo la promessa fatta a chi onora i genitori, prolunghi allo scrittore torinese (e quindi torinista) vita e opere.

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