"Mia Madre", senza preghiera

Non lasciare che diventi come Nanni Moretti, non farmi perdere la capacità di pregare che per me è come respirare.
Non lasciare che diventi come Nanni Moretti, non farmi perdere la capacità di pregare che per me è come respirare. Di “Mia madre”, film che date le premesse non poteva essere realizzato meglio, mi ha colpito la totale assenza di preghiera e quindi l’assoluta disperazione. La madre sta morendo, nessuno prega. La madre è morta, nessuno prega. Della preghiera non c’è nemmeno l’ipotesi: non ho visto un crocefisso, un rosario, un prete, una chiesa (e sì che il film è girato a Roma), niente. Un dramma senza catarsi perché non c’è abbastanza fantasia e c’è troppa realtà, troppa autobiografia del regista-attore e troppa biografia dello spettatore per trarre il sollievo che nasce dalla messa a distanza. Sul soggetto si sono affannati in quattro ma bastava un solo verso di Pavese: “Scenderemo nel gorgo muti”. Eppure “Mia madre” non è del tutto inutile, per l’ateo non so ma per il religioso lo spavento che il film garantisce è un memento, ricorda la necessità della fede e l’importanza di coltivarla. Esci dal cinema e hai voglia di andare a messa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi