La sterilità del divorzio breve

Quello di Massimo Zamboni, “L’eco di uno sparo” (Einaudi), parlando di omicidi emiliani bellici e postbellici può sembrare un libro da 25 aprile, e invece è un libro da 2 novembre.
Quello di Massimo Zamboni, “L’eco di uno sparo” (Einaudi), parlando di omicidi emiliani bellici e postbellici può sembrare un libro da 25 aprile, e invece è un libro da 2 novembre (nessuna ironia: per un cattolico il giorno dedicato alla totalità dei morti è molto più importante del giorno dedicato alla parzialità dei vivi). Zamboni, già chitarrista di Giovanni Lindo Ferretti nelle leggendarie formazioni CCCP e CSI, oggi è scrittore finissimo, ispirato, commovente specie quando si fa sacerdote di un culto reggiano dei morti e usa i ricordi di famiglia come oggetti liturgici: “Grazie a loro, ciò che fu, e che ora è nelle mie mani, è reso solido; dunque realmente è stato. Così le lenzuola e gli asciugamani in robusto lino bianco del corredo nuziale”. L’anello di fidanzamento dei nonni “a quasi un secolo da allora è ancora in viaggio per via femminile e raggiungerà prima o poi mia figlia se destino vorrà, legandola a quattro generazioni”. Leggi “L’eco di uno sparo” e capisci la sterilità del divorzio breve, e che nessun matrimonio è abbastanza lungo. Zamboni potrebbe controfirmare la poesia di Pasolini che dice “Io sono una forza del Passato. / Solo nella tradizione è il mio amore”, oltre che ovviamente il quarto comandamento. Si prolunghino i suoi giorni nel paese della letteratura.

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