Alberi

Che qualche animalista diventi alberista, che qualche proprietario di cani, bestie incontinenti e inutili capaci solo di
Che qualche animalista diventi alberista, che qualche proprietario di cani, bestie incontinenti e inutili capaci solo di pisciarmi sul portone, legga “Il libro delle foreste scolpite. In viaggio tra gli alberi a duemila metri” di Tiziano Fratus (Laterza). L’autore gira il mondo, dalla Val d’Aosta dei larici alla California delle sequoie per visitare e raccontare i grandi alberi, esseri viventi pieni di dignità. Non scodinzolano, non abbaiano, non miagolano per un biscotto o una crocchetta, non hanno bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di loro per ridestare la nostra capacità di ammirazione. Non corrono, non fanno salti e facce strane, non si prestano a finire su internet per acchiappare clic. Gli alberi non sono buffi: sono seri. Non sono carini: sono belli. Bastano i nomi per dirne il valore, sul Pollino c’è un pino loricato di quasi mille anni che si chiama Patriarca, e può insegnare quanto nella vita sia importante durare, perseverare, e non dare fastidio al prossimo.

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