Gesù crocifisso e la chiesa vista da Ravasi

Gesù crocefisso, Ravasi ti ha chiamato statuetta, ti considera un legnetto. Tu che parlasti a San Francesco e a Don Camillo, tu che sei stato e che sei opera d’arte, strumento di preghiera, sostegno nella prova.
Gesù crocefisso, Ravasi ti ha chiamato statuetta, ti considera un legnetto. Tu che parlasti a San Francesco e a Don Camillo, tu che sei stato e che sei opera d’arte, strumento di preghiera, sostegno nella prova. Presentando il padiglione vaticano alla Biennale, il più mondano dei cardinali ha compatito i parroci che “anche in contenitori architettonici contemporanei cercano la rassicurazione iconologica nell’eterna statuetta lignea”. Definire le nuove chiese dei “contenitori architettonici” è un lapsus rivelatore, Ravasi considera la Chiesa il contenitore della sua vanità e si pavoneggia da moderno siccome minimalista, tanto nessuno lo sa che l’eresia iconoclasta è vecchia di almeno tredici secoli. Poi dice che per stare al passo coi tempi ascolta Amy Winehouse, una poveretta che adesso è cibo per vermi e che da viva faceva revival. Il cardinale alla penultima moda afferma che “l’espressione visiva della fede non può essere cristallizzata in uno stereotipo conservativo”. Uccidere la Sindone, quindi, come il marinettiano chiaro di luna? Al cardinale futurista non importa che tu abbia scelto di essere carne e quindi figurativo anziché astratto, non importa nemmeno che tu non abbia mai parlato, mai nemmeno una volta, attraverso un’installazione. “Chi ha visto me ha visto il Padre”, hai detto. Un rischio che nei padiglioni di Ravasi (Expo, Biennale…) è sempre molto ridotto.

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