Il dizionario pol. cor. di Facebook che ti sospende se digiti zingaro

C’era una volta Zingarelli, oggi c’è Zuckerberg. C’erano vocabolari italiani che accoglievano parole buone e parole cattive, perché mestiere del lessicografo non era censurare bensì documentare, oggi c’è un algoritmo americano che taglia foreste di sinonimi sgraditi.
C’era una volta Zingarelli, oggi c’è Zuckerberg. C’erano vocabolari italiani che accoglievano parole buone e parole cattive, perché mestiere del lessicografo non era censurare bensì documentare, oggi c’è un algoritmo americano che taglia foreste di sinonimi sgraditi. C’era l’Index librorum prohibitorum, antipatico però pubblico (era distribuito ai librai), e così ti potevi regolare, oggi ci sono molte liste di termini proibiti, una per ogni social, ma sono segrete e così vivi nel timore di sbagliare e ti autocensuri più del necessario. Zingaro non si può più dire e se lo scrivi rischi di essere sospeso per 24 ore o forse 24 giorni, a discrezione di un giudice sconosciuto: ma tzigano va bene? E “Zingara”, intesa come canzone di Iva Zanicchi, è citabile? Facebook vuole diventare l’edicola globale, far passare tutta l’informazione dalle sue bacheche prosciugando i siti dei giornali e reimponendo una modalità di pubblicazione “con licenza de’ superiori”. Sarebbe come se nel 1596 fosse esistita in tutto il mondo una sola tipografia, con sede a Roma e il cardinale Bellarmino come direttore. Detto questo, si identifichi il nemico della libertà e della cultura in Matteo Salvini.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi