Carrère come Magdi Allam entra ed esce dalla chiesa come da un albergo

“All’epoca, tutto quello che dicevo e pensavo era imbevuto di ironia e di sarcasmo. Mi sembra che fosse una caratteristica molto diffusa nel piccolo mondo in cui vivevo, quello del giornalismo e dell’editoria parigini di fine anni Ottanta"
“All’epoca, tutto quello che dicevo e pensavo era imbevuto di ironia e di sarcasmo. Mi sembra che fosse una caratteristica molto diffusa nel piccolo mondo in cui vivevo, quello del giornalismo e dell’editoria parigini di fine anni Ottanta. Parlavamo sempre e soltanto con un mezzo sorriso all’angolo della bocca. Era sfiancante e stupido”. Il libro di Emmanuel Carrère sul Nuovo Testamento, “Il Regno”, è scritto bene e pensato male, anche lui come Magdi Allam entra ed esce dalla chiesa come da un albergo, sale e scende come da un taxi, sull’onda delle emozioni e delle occasioni. Non sono caritevole ma sono ragionevole quando diffido dei convertiti e degli emozionabili. Però la sua tirata contro l’ironia è rarissima quindi preziosa. Carrère è uomo piuttosto ridicolo, se è vero (perché dubitarne?) quello che scrive di sé stesso, e non lo sto insultando siccome ritengo l’essere ridicoli una condizione molta seria, alle soglie del tragico. L’uomo ridicolo, vittima del feroce conformismo dei ridacchianti, è l’opposto dell’uomo ironico, colui che prende vilmente le distanze anche da sé stesso quando si accorge che essere sé stessi è pericoloso (lo è quasi sempre). Detto questo, sembra che in Francia dimostrarsi ridicoli sia meno svantaggioso che nel resto del mondo: la Francia è quel paese in cui Carrère può passare per grande intellettuale, e Sarkozy tornare a vincere elezioni.

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