I beni culturali vanno riusati non mostrati

Ce ne fossero dieci di Fai, benemerita associazione che oggi festeggia la primavera aprendo al pubblico 780 luoghi d’arte normalmente inaccessibili, ma anche ce ne fossero cento temo che non risolverebbero il problema principale della bellezza d’Italia che non è il restauro bensì il riuso.
Ce ne fossero dieci di Fai, benemerita associazione che oggi festeggia la primavera aprendo al pubblico 780 luoghi d’arte normalmente inaccessibili, ma anche ce ne fossero cento temo che non risolverebbero il problema principale della bellezza d’Italia che non è il restauro bensì il riuso. Più che di madame in visita, la cappella ducale di Colorno avrebbe bisogno di duchi, il seminario di Aosta di seminaristi, il battistero di Novara di bambini, l’arco di Piacentini a Bolzano di patrioti, la certosa di Calci di certosini… E gli innumerevoli castelli che languono inerti da Avio ad Alcamo? In mancanza di castellani si potrebbero riempire di alberghi, spa, casinò, casini (così riducendo, fra l’altro, la piaga della prostituzione di strada). Purtroppo percepisco nei volonterosi dei beni culturali una pericolosa attrazione per il vuoto. Come se i beni prima di diventare culturali non fossero stati funzionali. Ce ne fossero dieci di Fai, ma per ogni Fai ci fosse un sodalizio dall’approccio un po’ meno platonico.

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