Pagare meno le donne vuol dire amarle di più

Avvicinandosi quella festa fessa che è l’Otto marzo, il Corriere, come fosse un mensile di moda, una rivista da parrucchiere, in prima pagina aggredisce il maschio accusandolo di affamare la femmina: “Uomini e donne divisi da 450 euro”.

Avvicinandosi quella festa fessa che è l’Otto marzo, il Corriere, come fosse un mensile di moda, una rivista da parrucchiere, in prima pagina aggredisce il maschio accusandolo di affamare la femmina: “Uomini e donne divisi da 450 euro”. A scriverne sono giusto due donne, a occhio e croce due laureate, secondo le quali bisogna colmare il divario perché la parità retributiva stimolerebbe la crescita economica. Può darsi pure. Purtroppo deprime tutto il resto. “Da quando in qua il sesso è senza dominio?” ha scritto Elisabeth Lévy trovando il cuore della questione. Solo un marchettaro, o un amante bravo quanto un marchettaro, può avere un’erezione con una donna che guadagna, che conta, che comanda più di lui. Sappiano le donne che pagarle di meno significa semplicemente poterle amare di più.

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