Invidio Massimo Fini

Invidio a Massimo Fini la convinzione di essere interessantissimo che lo ha portato a scrivere un’altra, l’ennesima, autobiografia: “Una vita” (Marsilio).

Invidio a Massimo Fini la convinzione di essere interessantissimo che lo ha portato a scrivere un’altra, l’ennesima, autobiografia: “Una vita” (Marsilio). Siccome lo invidio non mi stanco di leggerlo, anche perché al di là delle ripetizioni nei suoi libri trovo sempre pettegolezzi succosi (a proposito, mi piacerebbe conoscere le reazioni di Luca Barbareschi, dipinto come frequentatore compulsivo di trans). L’importanza di Fini risiede nella sua libertà di espressione e le pagine più importanti di “Una vita” sono quelle relative all’omosessualità. L’intervista a Pasolini: “Ad un certo punto fece capolino sua madre e il comportamento di Pier Paolo cambiò di colpo. Diventò tutto uno strisciarsi, un illanguidirsi, uno sciogliersi in modo molle e quasi osceno. Si era completamente infantilizzato”. Espressioni oggi proibite, tipo “C’era tutta l’internazionale degli invertiti, quella sera”… E la seguente considerazione: “Se la vecchiaia è un passaggio difficilissimo per tutti, lo è in particolare per gli omosessuali. Per due motivi sostanzialmente. L’omosessualità ha una sua bellezza estetica quando si è giovani. In secondo luogo l’omosessuale, da vecchio, non essendosi formato una famiglia, è più solo”. E’ puro San Paolo (Romani 1,27) identificare nell’omosessualità medesima la peggiore punizione degli omosessuali. Lunga vita, lunga libertà a Massimo Fini.

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