Houellebecq e Carrère

Ero dispiaciuto per non aver trovato il tempo di leggere “Limonov” di Emmanuel Carrère.

Ero dispiaciuto per non aver trovato il tempo di leggere “Limonov” di Emmanuel Carrère, appena sfogliato una notte a casa di un amico e poi abbandonato perché c’era da bere. Ieri ho letto Carrère prolissamente cimentatosi sull’ultimo libro di Houellebecq: “Non è impossibile che l’islam più o meno a lungo termine non rappresenti il disastro ma l’avvenire dell’Europa. Mi piacerebbe pensare che ciò implichi un adattamento dell’islam alla libertà di pensiero europeo”. Ecco un altro intellettuale semianalfabeta, mi sono detto, un altro grafomane che non sa leggere, un altro ex cristiano che non capisce il Corano nemmeno se glielo metti davanti a caratteri giganti, un altro laureato che non sa quanto faccia due più due, un altro esperto di auspici a vanvera. Ora ringrazio gli amici e le bottiglie che quella notte mi sottrassero a questo monumentatore di fasciocomunisti e perciò sminuitore di uomini (chi non è libero quanto uomo è?).

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi