Michelangelo e i peccatori

“Carico d’anni e di peccati pieno”. In questi giorni rileggo Michelangelo e lo sento ancor più prossimo. La sua è la condizione di tantissimi: siamo tutti peccatori e ogni anno sopra i ventinove è pesante.

“Carico d’anni e di peccati pieno”. In questi giorni rileggo Michelangelo e lo sento ancor più prossimo. La sua è la condizione di tantissimi: siamo tutti peccatori e ogni anno sopra i ventinove è pesante. Nei veglioni, con botti e tappi, ci si illude di alleggerirsi del passato: ma il 2014 non è alle spalle, è sulle spalle. Almeno i peccati si potrebbero scaricare davvero, eppure non lo si fa. Io, a differenza di Barbara Palombelli, non vedo tutte queste chiese così deserte. Magari non piene come vorrei, ma non così deserte. Vedo deserti i confessionali, quelli sì. E così tutti procedono sempre più sovraccarichi, affondanti, immanovrabili. Io per primo: “Né proprie forze ho, ch’al bisogno sièno / per cangiar vita, amor, costume o sorte”. L’unica sarebbe entrare finalmente in uno di quegli strani mobili muniti di grata, addossati alle pareti di santuari e cattedrali, ma qualcuno me lo impedisce, e non dev’essere un mio amico.

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