Il mistero della pizza a domicilio. Gli atei non capiscono la Transustanziazione ma per me è più incomprensibile la Margherita su due ruote. E ho letto che il fenomeno è in crescita per via della crisi. La qual cosa infittisce la nebbia: se sei cassintegrato o disoccupato perché la pizza non te la prepari tu? Per non perdere nemmeno un minuto di divano e televisione? A prescindere dalla crisi, la pizza dev’essere calda, quando è fredda fa schifo. A me la Napoli risulta già spiacevolmente tiepidina quando in pizzeria il cameriere cammina piano e mi sono sempre domandato a quale temperatura arrivi in tavola una pizza sfornata all’altro capo della città. Inoltre: la pizza è la ricetta più umiliata che ci sia, sembra facile ma è difficilissima, in tanti anni me ne ricordo solo tre davvero buone, una sul Conero, una a Salerno, una a Roma quartiere Monteverde. Stop. Se è cattiva, salata, mal lievitata, malcotta e vomitosamente condita la pizza di pizzerie rinomate, come può essere commestibile quella dei pizzifici a motore? Il mistero continua.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
Se preferisci vedere questa pagina ottimizzata per iPhone clicca qui