Che “Brucia la città” di Giuseppe Culicchia (Mondadori) venda più copie di quanti grammi di cocaina si tirano nelle sue pagine. Culicchia è scrittore d’ordine, armato di Tocqueville e buon senso si lancia contro il divorzismo, il finto proibizionismo in materia di droga, l’alienazione della musica elettronica, la sostituzione della Bonarda con il Cristal, il nichilismo dell’arte contemporanea, la menzogna congenita della politica democratica (tutti veltroniani i suoi assessori a notti bianche e svaghi). Luca Beatrice ha trovato nel romanzo molto Ellis, non dubito ma chi se lo ricorda questo Ellis, io ci ho trovato Collodi e giustamente (vista l’ambientazione torinese) Gozzano, una sorta di elogio degli amori ancillari. Le donne sono tutte senza cervello ma resiste una differenza: le cameriere sono facili mentre le signorine ricche si compiacciono di definirsi, ed essere, “complicate”. Il lettore d’ordine, che ama le soluzioni e non i problemi, parteggerà per le prime e mi ringrazierà per questa segnalazione.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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