"La cremazione, preferita di questi tempi all’inumazione, pone un termine definitivo al ricordo di colei o di colui che fu. Non si crede più alla resurrezione del corpo, e dunque ancor prima non si crede più al proprio corpo. Bisogna scomparire, far posto, dissolversi, ritornare alla polvere. Con l’inumazione, il cadavere aveva sempre un qualche peso, come un rimorso. Con la cremazione, la sua cenere diventa leggera e volatile. E’ la vera e assoluta damnatio memoriae". Così scrive Jean Clair in un libro pubblicato da Skira, "La crisi dei musei" (ma poteva benissimo intitolarsi "La crisi dell'uomo"). E' perfettamente logico che i soppressori di disabili scelgano soluzioni che non lasciano tracce. Vuoi cremare un famigliare? Hai qualcosa da rimproverarti. Chiedi il silenzio? Perché le parole potrebbero accusarti. Niente funerali? Certo, durante la benedizione del feretro potrebbe raggiungerti una goccia di acqua santa, e sfrigolare. Che la notizia secondo la quale Eluana sarà seppellita e non cremata, come era stato detto inizialmente, sia un primo segno di resipiscenza.
© - FOGLIO QUOTIDIANO