Raffaele La Capria, la tua lettera di mercoledì a questo giornale mi ha riempito di gioia. Parlavi delle preghiere maomettane davanti alle cattedrali: “Perché tutte le campane delle nostre chiese non hanno suonato insieme? Solo per far sentire che ci siamo, solo per dare un segno...” Caspita, mi sono detto, è tornato il padre prodigo. Mai mi ero imbattuto, nelle molte tue pagine che ho letto, in qualcosa che assomigliasse a “le nostre chiese”. Sei stato per quasi mezzo secolo il sommo sacerdote di un’altra religione, il culto panico della Bella Giornata: mare, sole, Posillipo, i tuffi da Palazzo Donn’Anna, la spigola, il granchio fellone, i pesci volanti, e il bagno con le due biondine. Noi cattolici, come senz’altro sai, al contrario di quei fanatici non facciamo tabula rasa ma cristianizziamo l’esistente. La Bella Giornata va benissimo, altroché, non bisogna togliere nulla, va solo aggiunto qualcosa: la partecipazione alla Santa Messa. Te lo scrivo oggi perché domani è domenica. Ciao.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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