Concita, Concita De Gregorio, nel tuo nuovo libro parli di violenza sulle donne, come fosse una particolare emergenza, come non fosse una delle periodiche eccitazioni mediatiche per miserie vecchie quanto il mondo. Tu ti preoccupi per la violenza, a me preoccupa anche la non-violenza. In un vecchio libro di Alfredo Panzini, ambientato nella Romagna rurale, ho letto questo dialogo tra una padrona e il suo contadino: “Ma non sai, Mingone, che l’uomo che alza la mano sopra una donna, è un vile?”. “Da noi, vèdela, signora padrona, l’è differente: se non ci si dà qualche volta, le donne dicono che è perduta l’affezione”. Tu sei la padrona, Concita, e io vorrei essere quel contadino, ma non lo sono, e me ne dolgo. Io non riesco ad alzare la mano sopra le donne: molte me l’hanno chiesto, quasi altrettante ne ho deluse. Capivano benissimo che dietro la mia non-violenza c’era più che altro indifferenza. E’ un problema generale. Tutte le donne che conosco (ripeto: tutte) non si preoccupano di eventuali sberle ma, piuttosto, di non essere oggetto di passione e di possesso. Si è perduta l’affezione. Questa sì che è un’emergenza.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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