L’aveva fatto altre volte ma si sperava che, inaugurando da trionfatore indiscusso una nuova stagione politica, il premier avesse serie intenzioni di ravvedimento. Invece il dito gli è partito di nuovo. Scandalizzato dalle tante “falsità” sulla manovra finanziaria che alcuni giornalisti avrebbero detto nel corso dell’ultima puntata di Ballarò, il presidente del consiglio ha preso il telefono e chiamato lo studio in diretta.
Rivelandoci in un solo colpo che la televisione la guarda eccome, che è più sensibile di quanto non dica all’opinione dei giornalisti, che crede che le menzogne si possano fermare.
Come dire tre errori. L’intervento tuttavia qualche effetto lo ha avuto: far sentire i giornalisti più importanti di quanto già non si sentano, rafforzarli nel convincimento balzano che il giornalismo sia contropotere.
In Italia, poi. Dove la verità è relativa. Dove esistono regole personali e fantasiose anche per le addizioni e le moltiplicazioni. Dove tutto ciò che è oggettivo, misurabile viene visto come un paravento dietro cui si nascondono interessi poco chiari e collusioni con il nemico. In fondo in un paese di paranoici e di indignati, a chi volete che interessino il vero e il falso.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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