Per unire tutti non bisogna dire nulla

Il Cav. e l’anestesia dei talk-show, dove il silenzio diventa l’unica alternativa all’isteria populista

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

Per unire tutti non bisogna dire nulla

Palermo, Berlusconi a sostegno di Nello Musumeci (foto LaPresse)

Di là l’isteria, di qui l’anestesia. Quando i Ds e la Margherita nel 2007 scelsero di fondersi in unico soggetto politico chiamato Pd, la nascita del Partito democratico spinse Berlusconi a salire su un mitico predellino per agire in modo simmetrico al Pd e fondare un partito diverso, capace di essere competitivo con il nuovo e ambizioso contenitore della sinistra. Dieci anni dopo i ruoli sono cambiati: oggi è il centrosinistra che si trova all’inseguimento del centrodestra e per tentare...

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  • perturbabile

    14 Novembre 2017 - 20:08

    Grottescamente, sono solo gli enunciati elettorali del passato a fornire una sorta di attenuante allo sconcertante mutismo di adesso, che si pretende positivo. Ricordate, ad esempio, la promessa di ridurre il numero delle leggi? Avevano annunciato un ministero apposito e predisposto il suo capo, l'on. Raffaele Costa. Dopo la vittoria si seppe che non era vero: nessuna delegiferazione, nessun Costa. E quando il prof. Martino non seppe e non volle trattenersi e disse a Berlusconi 'Fai almeno una delle cose per cui sei stato eletto!'. Ad esempio, l'abolizione delle Provincie. E la spesa pubblica, diminuita per niente, anzi forse aumentata? E quando, nel silenzio ritenuto molto furbo, scappa una voce, questa per cos'è? Perchè si stampi più moneta, perché si introduca la doppia moneta ..... Scusate, non ho mai amato la DC.

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  • perturbabile

    14 Novembre 2017 - 20:08

    Se sono evitate scazzottate adesso, emergeranno dopo, al governo, come in passato. E gli (o certi) elettori dovrebbero accettare questa assurdità di non conoscere un programma: una cosa unica al mondo, penso. Del resto il passato ci insegna anche della mala corrispondenza tra gli enunciati di Berlusconi e le sue decisioni una volta al governo: fu rigettata l'adesione a referendum liberali dei Radicali perchè (nonsense) 'tanto poi queste riforme le faremo noi' (col piffero che le fecero, infatti!). Si capiva l'imbroglio, perché le decisioni al governo sarebbero state più facili col supporto di referendum vinti: non volevano farle, le riforme. Doveva essere il partito liberale di massa, ma il leader per ben due volte nominò Tremonti ministro dell'economia, che ci diede 'manovre' quando occorrevano riforme. Non ci si venga a lodare la strategia dell'anestesia, quella per il popolo bue, preludio prima all' 'o di qua o di là' e all'insipienza governativa poi. C'è anche l'astensione!

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  • efis.loi

    14 Novembre 2017 - 18:06

    E' fatta. Il Foglio è passato all'editore puro e cario (c'è una i di troppo? e chi se ne frega, a me piacciono gli editori puri e carii).

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    14 Novembre 2017 - 15:03

    Caro direttore: il silenzio, cioè l'estraniarsi dalla canea vociante, che si fa protagonista politico. Immagine suggestiva, nuova, intrigante, positiva, condivisibile. Deve passare dal vaglio dei fatti. Ricordo mia madre che mi diceva: "Se hai ragione, non è necessario che tu urli" Ah, la mamma.

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