Chi è Mallegni, il sindaco che piace al Cav. e dice Pietrasanta first

Dopo una tormentata vicenda giudiziaria e un passato da primo cittadino, ora spunta nei programmi televisivi. Passaggio obbligato per gli aspiranti al potere che vogliono sbarcare a Roma

Chi è Mallegni, il sindaco che piace al Cav. e dice Pietrasanta first

Foto LaPresse/Omar Abd el Naser

Roma. “Chi va in Parlamento deve essere passato dal Consiglio comunale. L’alternativa è una classe dirigente inadeguata”, teorizza l’italo-forzuto Massimo Mallegni, che nel 2000 è diventato sindaco di Pietrasanta per la prima volta e ci è rimasto dieci anni. E siccome Berlusconi lo tiene sotto osservazione, in vista del ricambio parlamentare dell’anno prossimo, forse Mallegni lo dice per sponsorizzare se stesso. Il Cav. ama diffondere il panico tra incanutiti deputati e senatori con troppe legislature sul groppone, non soltanto divorando un delfino dopo l’altro – la girandola dei potenziali candidati premier va da Paolo Del Debbio ad Antonio Tajani – ma anche facendo sapere che al prossimo giro “si cambia”, servono volti nuovi o quantomeno seminuovi. Come quello di Mallegni, che in Toscana è sempre stato sostenuto dall’ala anti verdiniana di Forza Italia (fin quando Verdini ne è stato l’uomo macchina), capeggiata da Deborah Bergamini, attuale responsabile del partito del Cav.

   

Da settimane Mallegni, tornato sindaco nel 2015 dopo una tormentata vicenda giudiziaria, spunta nei programmi del mattino e in qualche programma serale, il primo passaggio per gli aspiranti al potere che vogliono sbarcare a Roma (o restarci, se già ci sono). Non è chiaro quali siano i suoi “meriti”, a parte quell’arresto nel 2006 e la successiva assoluzione da una cinquantina di capi d’accusa. La storia che lo riguarda però è interessante. Nel 2002 il comandante dei vigili di Pietrasanta Antonella Manzione (sì, l’ex capo della Municipale a Firenze con Renzi sindaco nonché ex capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi a Palazzo Chigi con Renzi premier) presentò un esposto contro Mallegni, che l’aveva sollevata dall’incarico. In procura c’era, in quel periodo, il fratello Domenico, che però ha precisato di non essersi occupato direttamente del caso. Ne aveva seguiti casomai altri, visto che la Procura di Lucca aveva svolto anche indagini per corruzione, estorsione, associazione a delinquere, in un’inchiesta in cui era coinvolto anche Mallegni. A firmare la richiesta d’arresto per il sindaco furono l’allora procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e il suo vice Manzione, ma – ha spiegato una volta il sottosegretario all’Interno – “si è fatta solo una gran confusione. Io non ho mai seguito il processo nato dopo le denunce di mia sorella, ma solo la maxi inchiesta sulla corruzione a Pietrasanta dove Mallegni era uno degli imputati. Nonostante questo, per evitare ogni possibile fraintendimento, sono stato affiancato dal procuratore di Lucca, che allora era Giuseppe Quattrocchi che firmò con me tutti gli atti”. I legali di Mallegni hanno sempre spiegato invece che il contesto era lo stesso e che tutto è nato da quell’esposto e dai successivi 51 capi di imputazione piovuti sulla testa del sindaco. Il sindaco, che si è fatto 39 giorni di carcere e 120 di arresti domiciliari (si è guadagnato così il soprannome di “Massimo della pena”), poi è stato assolto da varie accuse, tra cui quella di corruzione e truffa, e prosciolto per prescrizione da altre accuse.

   

Nel 2010 si presentò alle amministrative a Pietrasanta come consigliere comunale con un manifesto elettorale in cui compariva in manette, “nessuno deve pensare che nasconda il mio recente passato. Peraltro è costellato dal 31 gennaio 2006 a oggi di assoluzioni e di una sentenza di Cassazione che ha dichiarato quell’arresto illegittimo”. Ne avrà parlato nella recente cena in Versilia con Renzi a metà agosto? Chissà. Mallegni d’altronde è noto in Toscana per parlare chiaro. Fin dall’inizio del nuovo mandato, il sindaco berlusconiano s’è scagliato contro la gestione dei migranti, argomento principe della prossima campagna elettorale per le politiche, attaccando Regione e chiesa. “Pietrasanta non è nelle condizioni di ospitare gli immigrati che il presidente della Toscana Rossi si è preso l’impegno di ospitare. Il problema dell’accoglienza è una questione internazionale che non può gravare sui singoli comuni”, ha detto un paio d’anni fa, criticando il governatore Enrico Rossi, che in quel periodo era ancora nel Pd. A luglio Mallegni se l’è presa invece con la curia, rea di voler ospitare i migranti in parrocchia. “Noi non accoglieremo nessun migrante. E se ci sono posti letto nelle parrocchie e conventi della parrocchia sia data precedenza ai pietrasantini residenti senza casa”. Pietrasanta first.

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