I clown e le élite

Cosa può capire la classe dirigente dalla presenza dei grillini all’Ambrosetti

I clown e le élite

Luigi Di Maio ospite a "Bersaglio Mobile" (foto LaPresse)

È possibile (e credibile) continuare a vellicare l’incazzatura del popolo dopo un bagno alla fonte dell’élite della finanza “globbbale”? È una questione che dovrebbe interessare il forse-premier-incaricato del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, che questo fine settimana parteciperà al Forum Ambrosetti che oramai da quarantatré anni è l’happening irrinunciabile per banchieri, economisti, manager, giornalisti – insomma della “kasta” ai massimi livelli – sulle rive del lago di Como. “Vogliamo raccontare a tutti la nostra idea di paese. Qualcuno ci percepisce diversi da quelli che siamo. Guardiamoli negli occhi e raccontiamo cosa vogliamo fare. Raccontiamolo a tutti”, ha detto il vicepresidente della Camera, con una certa “cazzimma”, tentando di schivare preventivamente le critiche dei grillini che ancora imbracciano i forconi – e che ora potrebbero puntarli contro di lui.

 

I capitani di industria, i manager, i banchieri tuttavia sanno bene qual è da un decennio l’idea di paese del partito Grillo & Casaleggio: una nazione corrotta governata da una consorteria politico-economica palese e occulta che dev’essere presto purificata con sommari processi popolari per redimersi. Quale altra sarebbe altrimenti l’idea del paese dal momento che il programma grillino per le elezioni 2018 lascia filtrare una serie di idee lontane da ogni principio di realtà? Nazionalizzazioni a tappeto, bando ai carburanti fossili, la rinnovata offerta di un referendum suicida per uscire dall’euro. In passato, al Forum Ambrosetti parlò anche Gianroberto Casaleggio ma lo fece in una veste particolare: non quella del guru, ma quella del front runner. La presenza del candidato premier in pectore alla corte dei potenti può avere molti significati, ma uno su tutti ci sembra che valga la pena di essere analizzato: il desiderio pazzo, disperato e improvviso dei partiti anti casta di essere percepiti non più così distanti dalle élite.

   

Di Maio è da sempre il finto volto presentabile del Movimento 5 stelle (e se lui è quello serio figuriamoci gli altri) ma nella svolta ambrosettiana dei grillini c’è qualcosa di significativo che merita di essere messo a tema. Di Maio non diventerà mai un volto credibile ma è significativo che anche i partiti populisti hanno capito che – in una fase storica in cui l’Europa va bene, l’euro va che è una meraviglia e l’Italia migliora – le politiche anti tutto sono fuori dal mondo e per questo è sempre più necessario fare di tutto per essere percepiti non come una realtà fuori dal sistema ma come una semplice alternativa. L’effetto di tutto questo è surreale e in questo senso la presenza di Di Maio all’Ambrosetti potrebbe essere provvidenziale, per fare capire alle élite ancora dubbiose che l’Italia oggi non ha altra alternativa che chiedere alla sua classe dirigente di fare di tutto per tenere lontano dalla guida del paese un partito di clown.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    01 Settembre 2017 - 09:09

    Mi scuso, dimenticavo il sottosegretario alla presidenza Boschi, rivista sorridente e magnificamente vestita sul carpet rosso del Palazzo del cinema di Venezia, scambiata dalla folla plaudente per un'attrice. A ragione, credo, in quanto a bellezza, fascino, eleganza. Poi uno si tormenta e preoccupa seriamente per la montante alta marea grillina. Se questo e' il Mose...

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  • giantrombetta

    01 Settembre 2017 - 09:09

    Tutto giusto e tutto vero. E tutto condiviso. Ma non mi si dica che e' disfattismo guardare un po' anche in casa propria. Prendiamo ad esempio una serie di nomine a vertici importanti compiute da Renzi assicurando il popolo che finalmente avrebbero risolto tutti o quasi i problemi. Mi riferisco, tanto per fare qualche esempio, all'ad della Rai, ai vertici della Consip, al commissario unico per il terremoto, ecc. ecc. Purtroppo pare sia stato sfortunato. Per non dire di alcuni ministri. Orlando nominato e confermato alla giustizia per riformarla finalmente dopo il dilagare del giustizialismo, tanto per non far nomi. E poi l'on. Finocchiaro, magistrato tuttora in organico, e ministro dei rapporti con il Parlamento vista in TV e letta sulle cronache soltanto il giorno del giuramento. Ecc. Ecc.

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