Perché un delfino spiaggiato indigna più di chi vuole cancellare la democrazia

Nell’indifferenza generale, il Movimento 5 stelle, ha confermato di essere “a favore dell’introduzione di un vincolo di mandato”. Spacciando l’anfetamina della democrazia diretta, si punta a trasformare i parlamentari in marionette della Casaleggio Associati 

Perché un delfino spiaggiato indigna più di chi vuole cancellare la democrazia

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Sarebbe bello dire che la colpa è solo dell’estate, della distrazione generata dalle vacanze e della voglia di occuparsi sotto un ombrellone più di leggerezza che di pesantezza. Sarebbe bello dire che in un altro momento dell’anno la reazione sarebbe stata diversa, più pronta, più veloce, più indignata. Ma purtroppo le cose non stanno esattamente così. E lo spaesamento prodotto dal caldo agostano spiega solo in parte perché, durante l’estate, la notizia di “un cucciolo di delfino che muore mentre i bagnanti si fanno selfie su una spiaggia spagnola” è stata rilanciata un numero di volte infinitamente superiore alla notizia di un partito politico che, tra mille simpatici selfie, promette di far fare alla democrazia italiana la stessa fine del delfino spiaggiato.

 

In un paese normale, dotato cioè di una classe dirigente capace di interpretare il suo ruolo in modo diverso dall’essere una semplice e ridicola fustigatrice della “casta”, nessuno avrebbe fischiettato e fatto finta di nulla di fronte a una proposta scritta nero su bianco da uno dei tre partiti che si candidano a guidare il paese a partire dal prossimo anno. Lo scorso 18 agosto, nell’indifferenza generale, il Movimento 5 stelle, presentando il suo incostituzionale programma di riforme costituzionali, ha confermato di essere “a favore dell’introduzione di un vincolo di mandato che impedisca il trasformismo e la nascita in Parlamento di partiti mai votati da nessuno”.

 

Da un certo punto di vista, l’introduzione del vincolo di mandato è la prosecuzione naturale delle battaglie anti casta. E stupisce dunque fino a un certo punto che i giornali che in questi anni si sono spesi con generosità per delegittimare la classe politica non siano spaventati dall’idea di stracciare uno dei capisaldi della nostra democrazia, ovvero il principio, garantito dall’articolo 67 della Costituzione, che ogni membro del Parlamento rappresenti la nazione esercitando le sue funzioni senza vincolo di mandato.

 

Il Movimento 5 stelle insomma, mentre tutti sono molto distratti dai simpaticissimi selfie di Di Maio e Di Battista in Sicilia, ci sta dicendo ogni giorno sempre più ad alta voce che il disegno della democrazia grillina prevede esplicitamente il superamento della democrazia rappresentativa e la contestuale introduzione di una forma raffinata di maoismo digitale attraverso due passaggi chiari: mettere la democrazia rappresentativa alle dipendenze della democrazia diretta e costringere i parlamentari a rappresentare solo gli interessi dei propri partiti e non più quelli degli elettori (con lo stesso modello di indubbio successo sperimentato in città come Roma, dove Virginia Raggi, accettando di firmare una clausola vessatoria da 150 mila euro con Grillo e Casaleggio, ha scelto di diventare il burattino di un blog e di un’azienda privata).

 

Occuparsi di questi temi porta certamente meno clic di una lunga disquisizione sulle responsabilità degli esseri umani di fronte alle immagini di un cetaceo spiaggiato, ma lo spettacolo di un movimento che spaccia l’anfetamina della democrazia diretta, per trasformare i parlamentari in marionette della Casaleggio Associati, avrebbe dovuto suggerire a qualche commentatore di ricordare a un partito di clown che la Costituzione italiana prevede un principio che non andrebbe dimenticato neppure sotto un ombrellone: il popolo esercita la sua sovranità trasferendo il potere non a un server gestito da un’azienda privata che sogna di trasformare la nostra democrazia in uno spettacolo di marionette, ma semplicemente a chi viene eletto alle elezioni. Sabato prossimo il Foglio regalerà lo storico discorso che il grande Edmund Burke pronunciò il 3 novembre del 1774 a Bristol, all’indomani della sua elezione in Parlamento, quando per difendere la democrazia rappresentativa usò parole che vale la pena rileggere: “Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il Parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. Siamo certi che, una volta finita l’estate e la morìa di delfini, anche la nostra classe dirigente sarà in grado di rendersi conto che continuare a giocare con le battaglie anti casta, oggi, rischia di essere un gioco pericoloso non per questo o quel partito ma più banalmente per la nostra democrazia.

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Commenti all'articolo

  • Lou Canova

    31 Agosto 2017 - 15:03

    Completamente d'accordo col direttore. Il vincolo di mandato è incompatibile con la democrazia e il m5s è oggettivamente portatore di una visione totalitaria (il partito unico e il voto all'interno del sistema mono partitico, modello cinese). L'affermazione della "linea del partito" e l'eventuale conflitto con minoranze e singoli deputati non può che trovare soluzione all'interno di una fisiologica dialettica, aperta e possibilmente pubblica...Insomma non si può obbligare un parlamentare ad obbedire a chicchessia, pena la decadenza immediata,

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  • carlo.fusaro

    31 Agosto 2017 - 14:02

    La storia del vincolo di mandato, direttore, non è così semplice; la critica al M5S non può indurci a fare di tutt'erba un fascia. Proprio in nome del no al populismo, non ci possiamo sottrarre al difficile esercizio del distinguere. Il divieto di mandato entra nelle costituzioni ottocentesche figlio della reazione alla società stratificata dell'Ancien Regime: sulla base dell'idea che non ci dovesse essere nulla fra i cittadini eguali e le istituzioni. Ma cento anni dopo arrivano i partiti che organizzano quei cittadini; arrivano leggi elettorali proporzionali e si vota più per il partito (programma, leadership) che non per il "proprio" rappresentante . E' la democrazia di massa. Nella quale il libero mandato del parlamentare assume un significato più limitato: estrema garanzia contro imposizioni intollerabili. Di norma invece è bene voti come il gruppo e il partito indicano. Se no l'elettore perde ogni possibilità di controllo sul suo voto! E di sanzione alle elezioni successive!

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  • lorenzolodigiani

    31 Agosto 2017 - 11:11

    Caro Direttore, ritengo sia molto difficile che i seguaci di Grillo comprendano la bufala della democrazia diretta, vanto e strumento essenziale del movimento. Credo, piuttosto, ne riconoscano solo aspetti positivi. Accomunati dall'odio anti casta seguono con immutata fiducia il loro clown liberatore. Ho maggiore speranza che i disastri romani, frutto del l'incapacità di governo della giunta grillina, possano influire sulle certezze di chi l'ha votata e possano creare dei ripensamenti. Vedremo come andranno le cose in Sicilia, anche se quella regione rappresenta un caso del tutto peculiare. Le confesso che leggere, nel caldo agostano, del delfino spiaggiato mi ha consentito una pausa dalla non esaltante lettura della cronaca politica del nostro paese. Purtroppo e' mancato il lieto fine.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    31 Agosto 2017 - 10:10

    Mi sfugge come fa ad essere "incostituzionale" un "programma di riforme costituzionali". Esempio: art 139 "La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale". Se vincesse le elezioni un ipotetico partito monarchico, cosa gli impedirebbe di riformare (o abolire) tale articolo, ad esempio togliendo la parola "non"? Per quanto riguarda l'articolo 67, a me non importa cosa fanno Grillo e Casaleggio, dico solo che sono stufo e arcistufo di personaggi tipo Alfano, che prendono a pesci in faccia gli elettori facendo cosa vogliono. Siccome la sovranità appartiene al popolo (art. 1), esso deve essere messo in condizione di sanzionare subito, non alle prossime elezioni, comportamenti giudicati inappropriati dei suoi rappresentanti, ad esempio ricorrendo al recall, come succede negli Stati Uniti: hai cambiato casacca, hai votato leggi che ti eri impegnato a non sostenere? Gli elettori del tuo collegio decideranno se confermarti (se no entra il primo dei non eletti).

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    • Lou Canova

      31 Agosto 2017 - 14:02

      Quindi, con la stessa logica, sarebbe costituzionale anche una riforma che sostituisse tutti e 139 gli articoli attribuendo tutti i poteri per l'eternità agli eredi della Casaleggio & associati...

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      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        01 Settembre 2017 - 02:02

        il mio era un paradosso, ma ammesso che fosse possibile attribuire tutti i poteri alla Casalegio & co., un'altra maggioranza potrebbe revocarli

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    • Lou Canova

      31 Agosto 2017 - 13:01

      Dopo l'esito nullo delle ultime elezioni si arrivò al governo Letta, sostenuto dalla rinata Forza Italia peraltro rappresentata in quell'esecutivo da importanti ministri. Recall per tutti?

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      • lorenzo tocco

        lorenzo tocco

        01 Settembre 2017 - 02:02

        Per la precisione il governo Letta era sostenuto dal PDL. Forza Italia rinasce a fine 2013 passando all'opposizione, Alfano compie la scissione e forma NCD. Per quanto mi riguarda, sì, recall per tutti. Ma il recall non è automatico, dovrebbe passare il vaglio deglio elettori del collegio di provenienza.

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