Grillo vale uno, ma sempre più di tutti

La truffa della democrazia diretta spiegata con l’asse Livorno-Roma

Grillo vale uno, ma sempre più di tutti

Beppe Grillo (foto LaPresse)

La decisione di spostare Gianni Lemmetti da Livorno a Roma per occuparsi dei conti della Capitale potrebbe non essere a costo zero per il M5s. L’addio dell’ex assessore al Bilancio della giunta di Filippo Nogarin ha fatto arrabbiare alcuni consiglieri comunali che minacciano di uscire dal partito del Casalgrillo. “A me di Grillo, Di Maio, e Di Battista non me ne frega niente, a me interessano i princìpi del Movimento cinque stelle e questi princìpi sono stati traditi”, dice al Corriere della Sera uno di loro, Alessio Batini, pronto a costituire un gruppo consiliare autonomo che comunque dovrebbe sostenere Nogarin. Un tempo l’amministrazione livornese veniva portata a esempio dai vertici del partito, poi è passata in secondo piano. Adesso rischia di diventare addirittura un problema serio per il M5s, che a parole è per la condivisione delle scelte e per rendere partecipi i cittadini dei processi decisionali. Peccato però, come accusano anche i consiglieri comunali grillini indignati, che nessuno li abbia informati delle scelte prese altrove, da Virginia Raggi o dalla solita Casaleggio Associati. Ne hanno preso atto a cose fatte. “Gianni Lemmetti non è stato pagato dal M5s ma dai miei concittadini per fare un lavoro di cinque anni”, dice il consigliere Batini. “La sua partenza è stata decisa da Grillo, Casaleggio e dalla Raggi. E io che cosa racconto ai livornesi?”. Come dargli torto. Ma ormai non resta più nulla dell’ideologia dell’uno vale uno. Si sa già che Grillo da solo vale più di tutti.

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