Musumeci, l’onesto capopopolo che in Sicilia se la gioca contro i grillini

“Solo noi battiamo i grillini”. Come ha fatto il candidato a far uscire Berlusconi dal pessimismo sulla Sicilia

Musumeci, l’onesto capopopolo che in Sicilia se la gioca contro i grillini

Nello Musumeci (foto LaPresse)

Roma. E forse sono stati anche i sondaggi alla fine a convincere Silvio Berlusconi a sostenere la candidatura di Nello Musumeci, dunque i numeri e le percentuali che il Cavaliere continua ad annusare quasi ogni settimana, come ai tempi d’oro, perché le elezioni siciliane, che si terranno tra ottobre e novembre, sono il preludio delle politiche per le quali Berlusconi si sta preparando da mesi, sottoponendosi a cure dimagranti e disintossicanti, tisane e sedute di cyclette, come fossero una gara olimpica, una maratona, un salto con l’asta: “Trovatemi una casa a Palermo”, ha ripetuto ai suoi collaboratori, “voglio girare casa per casa, paese per paese, città per città”. Vuole dare una mano, vuole vincere, il Cavaliere, adesso accanto all’onesto capopopolo con il pizzetto, Musumeci. 

 

Berlusconi vuole vincere accanto all’ex bancario cresciuto nel Msi, l’uomo delle preferenze record, l’ex presidente della provincia di Catania che non voleva tutori capaci di metterlo sotto tutela, e che infatti non piace a Totò Cuffaro e nemmeno troppo a Saverio Romano, due che però in Sicilia i voti li hanno ancora. Lui che ha ottenuto questa candidatura unitaria alla presidenza della regione non come si prende il dono di un padre, ma come si scippa un tozzo di pane a un estraneo. “Andare oggi da Berlusconi ad autoperorare la mia causa sarebbe una grave incoerenza. Io ho proposto le primarie del centrodestra e mi sono battuto per celebrarle come bagno di democrazia. Adesso non posso andare ad Arcore a cercarmi la raccomandazione per farmi candidare dall’alto”, aveva detto a Giuseppe Alberto Falci, qualche settimana fa. Parole che avevano infastidito Berlusconi, che avevano per un attimo rallentato l’ineluttabilità di un accordo che stava nella logica politica, come alla fine aveva compreso anche Gianfranco Micciché, cioè nell’idea galvanizzante del rilancio e della rivincita, una convergenza che era nell’aria da almeno una settimana, pur tra incomprensioni, piccole gaffe, tentennamenti e pericolosi malintesi, come l’idea che Musumeci – il quale gode di un prestigio e di una forza personali in Sicilia – fosse il “sovranista”, l’immoderato, una specie di pupo mosso da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, loro che al contrario di Musumeci nell’isola non raccolgono granché, e già avevano pasticciato pericolosamente a Palermo, con la candidatura per così dire “gogoliana” di Ismaele La Vardera, un giovane collaboratore delle “Iene” di Italia Uno che dopo aver corso per diventare sindaco di Palermo ha rivelato la beffa: “Ho registrato in video tutti gli incontri, le profferte, gli inghippi, e ci farò un film”. Una capolavoro surreale.

 

Al contrario, con Musumeci, uomo di destra classica che si muove da circa trent’anni nelle istituzioni e che mai indosserebbe una felpa o invocherebbe una ruspa, in Sicilia, adesso, il centrodestra unito sembra poter battere il Movimento cinque stelle, almeno secondo i sondaggi, potrebbe cioè sconfiggere la forza fino a ieri data per favoritissima con Giancarlo Cancelleri, il candidato di Grillo che ha già cominciato da un mese la campagna elettorale, assieme a Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Musumeci vincerebbe infatti con il 40,5 per cento contro il 31 per cento del M5s, secondo Lorien Consulting. Mentre il centrosinistra si ferma tra il 17 e il 18. E ripetendosi sempre uguale a se stesso, con i suoi guasti, i suoi tic e le sue impasse, il centrosinistra, che non sa gestire nemmeno l’ingombrante figura di Rosario Crocetta, il presidente uscente che vorrebbe ricandidarsi, registra anche la separazione del Pd – con il suo candidato Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo – dal partito di Pier Luigi Bersani, Mdp, che invece candiderà Claudio Fava.

 

E allora eccolo Nello Musumeci, il bancario ex di An che litigò con Gianfranco Fini e si fece promotore di una insurrezione isolana, di una scissione sicula della destra, lui che dice di ispirarsi a Maroni e a Zaia, al federalismo amministrativo del nord ricco che tiene insieme Berlusconi e la Lega di governo, eccolo imporsi sui litigiosi rentier del potere siciliano, ma senza rutti, senza spasmi né vaffa, senza ruspe né turpiloquio, alla testa di un marchingegno elettorale che si apre come un ventaglio per intercettare un vento che spirava tutto dalla parte di Grillo. Berlusconi lo ha capito, alla fine. “Trovatemi una casa a Palermo”. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    30 Agosto 2017 - 13:01

    Mi sa che state facendo i conti senza l'oste, la magistratura.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    30 Agosto 2017 - 11:11

    Voci non controllabili ma a quanto mi è stato detto alquanto plausibili danno sul filo di lana Musumeci e il grillino. Del candidato PD ?????? si son perse le tracce. Se le cose stessero effettivamente così e credo che la direzione PD ne abbia contezza, cosa aspettano a far qualcosa di inaspettato, che susciti stupore e speranze. Si può perdere ma almeno si semina per il futuro.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    30 Agosto 2017 - 09:09

    Sì, Musumeci potrebbe anche farcela. E' un vecchio politico e sa come muoversi. Io avrei preferito che destra e sinistra avessero proposto facce nuove e dinamiche ma così è. Il PD è ancora nello stagno e propone un personaggio assai poco conosciuto dai siciliani che ha sì l'appoggio di Orlando ma poco di più mentre il candidato pentastellato, purtroppo sta girando l'isola da settimane, si esprime bene (stranamente per un grillino), ha un certo appeal e sopratutto ha l'atteggiamento di chi sa che vincerà. Ciò non toglie che se effettivamente dovesse vincere per la Sicilia sarebbe un disastro. Pertanto allo stato attuale delle cose la gara è praticamente limitata a Musumeci e al grillino. Naturalmente se dovesse vincere il centro destra entro qualche mese si scatenerebbero contro di lui le procure di tutta l'isola accusandolo di qualsiasi nefandezza umana e politica. Così è qua da noi.

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    30 Agosto 2017 - 08:08

    Nell'analisi manca purtroppo ogni commento all' alleanza Renzi- Alfano, che secondo il trionfante annuncio del capogruppo del Pd Rosato assume valenza strategica nazionale. Riferiscono infatti le cronache che l'accordo isolano prevederebbe la riserva di 20 seggi parlamentari agli uomini di Alfano nelle liste del Pd. Fantapolitica? Indiscrezioni maliziose e interessate? Può darsi. Per ora, stando a quanto riferito nel vostro redazionale, troverebbero conferma le previsioni anticipate molti mesi or sono sul Foglio dal siciliano Pietrangelo Buttafuoco in un Riempitivo secondo le quali il Pd nella contesa elettorale isolana arrivera' terzo. E troverebbe conferma pure la previsione che al momento la diga più seria e politicamente credibile alla temuta vittoria grillina e' un'alleanza moderata attorno al Cav. Tutto ciò, par di capire, anche a voler gettare lo sguardo oltre la Sicilia. Ancorche' con il proporzionale i voti del Cav pare. non basteranno ad arginare i 5 stelle.

    Report

    Rispondi

Servizi