Un anno di dimissioni grilline

Cosa hanno detto negli ultimi 12 mesi assessori e dirigenti cacciati dalla Raggi

Un anno di dimissioni grilline

Foto LaPresse

La scomoda Raineri

“La verità è che ero ‘scomoda’, avvertita come un corpo estraneo, come un nemico da abbattere”. (Carla Raineri, ex capo di gabinetto del sindaco, 6 settembre 2016, Repubblica). “La sindaca faceva gestire tutto al duo Romeo-Marra. Il primo ricopriva di fatto il mio ruolo e si occupava delle partecipate facendo l’assessore-ombra di Minenna. L’altro, che pure era il mio vice, riferiva direttamente a Raggi”. (Raineri, 6 settembre 2016, Corriere).

 

L’umiltà di Minenna

“Pochi giorni fa, ho sentito il dovere di rassegnare le dimissioni dall’incarico affidatomi quando ho percepito quello che definirei eufemisticamente un ‘deficit di trasparenza’ nella gestione della procedura di revoca di quella delicatissima e nevralgica figura amministrativa del Capo di Gabinetto, vero garante della legalità e trasparenza nella tecno-macchina comunale. Consentitemi di dirlo nel più chiaro dei modi: le mie non sono dimissioni ‘arroganti’ o di ‘solidarietà’ rispetto a quelle rassegnate unilateralmente dalla dottoressa Raineri (nei cui confronti nutro sentimenti di profonda stima). Dimettersi per avere avvertito disagio di fronte a una scelta non chiara, né trasparente in ordine alle autentiche dinamiche ad essa sottese (o retrostanti) è, allora, semplicemente un gesto di umiltà e responsabilità. (Marcello Minenna, ex assessore al bilancio, 3 settembre 2016, Facebook).

  

I complotti e le improvvisazioni
“Mi sento vittima di un complotto e di una ingiustizia grave e senza precedenti. Sono amareggiato, sono i codici della Repubblica che devono prevalere, il buon diritto ed i provvedimenti motivati: non i codici etici spesso frutto di improvvisazione ed opportunismo”. (Raffaele De Dominicis, ex assessore al bilancio, 8 settembre 2016). “Io non sono stato mai indagato quella voce fu messa in giro per screditarmi. La mia incompatibilità è dovuta forse a qualche preoccupazione sorta nella giunta Raggi, dal momento che alcuni di loro hanno un conto aperto con la Procura della Corte dei conti”. (De Dominicis, 24 agosto 2017, AdnKronos).

 

Ancora improvvisazioni
“Si sapeva da mesi che Roma sarebbe andata in emergenza, ma purtroppo non è stato fatto niente. Colpa di una classe dirigente improvvisata, che non conosce la città. La verità è che io avrei voluto mettere mano all’intreccio perverso fra politica e malaffare, ma mi hanno fatta fuori”. (Paola Muraro, ex assessore all’ambiente, 12 settembre, Repubblica). “Io mi ero messa a disposizione. Ma alla fine ho pagato un prezzo alto. Questa guerra tra bande mi ha penalizzata moltissimo. Non capisco di cosa andassero in cerca, io ho provato a lavorare in modo preciso e con l’obiettivo di fare qualcosa per questa città, per provare a risollevarla. Ma forse gli obiettivi erano diversi”. “In questa giunta manca coerenza. Mancano soprattutto delle risposte a chi ha votato Cinquestelle. Prima avevamo un programma che era considerato come un vangelo. Ora non mi sembra che sia più così”. “Quando ero assessore con il cosiddetto ‘Raggio magico’ non avevo molti contatti. Questo gruppetto di fedelissimi aveva fatto la campagna elettorale con la sindaca. Si erano creati rapporti effettivamente stretti. E la sindaca si è appoggiata a loro. Alla fine è stato un errore. Alla luce di questi fatti anche io non so più con chi ho parlato. Sa, a Roma si fa fatica a capire di chi si può fidare”. (Muraro, 9 febbraio 2017, Messaggero).

 

La legalità mancata
“Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni a Roma. Era mia intenzione servire la città mettendo a disposizione competenze e idee. Mentre le periferie sprofondano in degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma”. (Paolo Berdini, ex assessore all’urbanistica, 14 febbraio 2017, ANSA).

 

La sfiducia di Rota

“All’inizio non capivo bene di chi mi dovevo fidare, mi fidavo solo della Raggi. Poi mi è sembrato di aver capito di chi dovevo fidarmi. Però i fatti dimostrano che non ci avevo capito molto”. (Bruno Rota, ex direttore generale di Atac, 29 luglio 2017, Messaggero). “Avrei dovuto sentire attorno a me un clima di totale fiducia. E così non è stato. Racconto solo un episodio, per dare l’idea: il mio primo giorno di lavoro in Atac è stato il 18 aprile, ma le deleghe operative mi sono state assegnate il 28 giugno, solo un mese fa”. (Rota, 29 luglio, Repubblica).

 

Non c’è più il progetto

“Si rischia di passare dal commissariamento dell’Atac a quello del Comune”.“Sono certo che le preoccupazioni erano condivise. Qui servono persone che conoscono i problemi di Roma. Il Movimento ha al proprio interno queste risorse. Purtroppo nelle logiche  successive alla vittoria elettorale ha prevalso l’idea di un meccanismo che forse serviva a evitare la diaspora, i cambi di casacca… ”. ”Le sensibilità del Movimento cinque stelle sono molto vicine alle posizioni che ho espresso. Ma nella gestione amministrativa di questa città si è perso purtroppo il contatto con il progetto al quale i cittadini avevano dato il loro voto” (Andrea Mazzillo, ex assessore al bilancio, 24 agosto, Repubblica).

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    26 Agosto 2017 - 20:08

    Questa girandola di nomine ed altri comportamenti di Raggi più che ad incompetenza ed incapacità appaiono più dovuti a disturbi psichiatrici ,il punto è stabilire se sono suoi o sono problemi di Casaleggio se lui è la 'voce guida'.

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